martedì 18 marzo 2008

Obama a Philadelphia: "Sono qui per via di Ashley"



Washington DC - In un discorso che in molti gia' considerano di rilevanza storica, il candidato alla nomination democratica Barack Obama ha deciso di affrontare apertamente questa mattina, per la prima volta dall'inizio della propria campagna elettorale, il tema della razza e delle divisioni etniche che attraversano gli Stati Uniti.
Parlando alla Constitution Hall di Philadelphia, costruita dall'altra parte della strada rispetto al luogo in cui 221 anni fa fu firmata la Costituzione degli Stati Uniti, Obama ha deciso di rispondere alle accuse rivoltegli negli ultimi giorni a causa del suo legame con il Reverendo Jeremiah Wright, capo della parrocchia Trinity (appartenente alla United Church of Christ), situata nella zona a sud di Chicago e frequentata dal Senatore dell'Illinois regolarmente. Wright e' conosciuto per alcune posizioni controverse espresse a riguardo della condizione dei neri, al razzismo profondo, intrinseco ed immutabile che caratterizza la societa' americana, e per conseguenti dichiarazioni fatte in merito al terrorismo internazionale, che sarebbe causato, nell'opinione del Reverendo, da Israele.
Rivolgendosi ad un audience di sole duecento persone, per lo piu' politici, notabili locali e giornalisti, Obama non solo si e' difeso, prendendo le distanze dalle posizioni piu' radicali del proprio pastore e condannandole come pericolose, ma ha anche sferratto il proprio attacco retorico all'ipocrisia di un paese che si nasconde dietro le divisioni etniche per evitare di affrontare le crescenti disuguaglianze economiche e di classe che ne stanno facendo sempre piu' una nazione di ricchi e poveri.
Obama ha invitato a non ignorare i conflitti razziali, bensi' ad affrontarli apertamente ed onestamente in modo da non dimenticare la storia di segregazione che ha fondato questo paese. Il candidato alla nomination democratica pero' si e' spinto oltre, ricordando all'audience del Constitution Center del simbolismo che la propria candidatura vuole rappresentare, con questo politico figlio di un uomo kenyano e di una donna bianca del Kansas, cresciuto in Indonesia e alle Hawaii, educato nelle piu' prestigiose universita' del paese e a lungo residente di uno dei quartieri piu' poveri d'America a sud di Chicago.
Figlio dell'America multietnica, Obama ha detto; "Questa volta vogliamo parlare delle scuole che cadono a pezzi e che stanno portandosi via il futuro dei bambini afro-americani, cosi' come di quelli bianchi, di quelli asiatici, di quelli ispanici e di quelli indiani-americani. Questa volta vogliamo parlare delle code al Pronto Soccorso, che sono piene di bianchi, neri e ispanici che non si possono permettere l'assicurazione sanitaria, che non hanno il potere sufficiente a combattere da soli gli interessi delle lobby di Washington, ma che possono farcela se uniamo tutti le nostre forze. Questa volta vogliamo parlare di tutte quelle industrie che una volta garantivano un livello di vita degno a uomini e donne di tutte le razze, e delle case oggi in vendita che appartenevano un tempo ad Americani di ogni credo religioso...Questa volta vogliamo parlare degli uomini e delle donne di ogni colore e fede che servono insieme, combattono insieme, e vengono feriti insieme sotto la stessa orgogliosa bandiera. Vogliamo parlare di come portarli a casa da una guerra che non sarebbe mai dovuta essere autorizzata..."
Barack Obama ha concluso il suo discorso a Philadelphia raccontando la storia di una lavoratrice della propria campagna di nome Ashley, che da bambina per un anno si autosacrifico' mangiando senape e sott'aceti per aiutare la madre malata di cancro, e senza assicurazione sanitaria, a risparmiare i soldi necessari a pagare di tasca propria le costosissime cure. Oggi, a ventitre' anni, Ashley lavora per Barack Obama in South Carolina con la speranza di poter aiutare i milioni di bambini che vorebbero aiutare i proprio genitori a guarire dalle malattie che li affliggono. "Ashley avrebbe potuto fare scelte diverse", Obama ha detto. "Qualcuno le avra' suggerito, nel corso della sua vita, che la colpa dei problemi della sua mamma era dei neri che ricevevano il sussidio di disoccupazione ed erano troppo pigri per cercarsi un lavoro, o degli ispanici che arrivavano nel paese illegalmente. Ashley non li ha ascoltati. Invece ha cercato un'alleanza di tutti nella sua battaglia contro l'ingiustizia".

A questo link il testo completo del discorso di Obama alla Constitution Hall di Philadelphia. Vale la pena di leggerlo nella sua versione integrale: http://my.barackobama.com/page/community/post/samgrahamfelsen/gGBbKG

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