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giovedì 13 novembre 2008

Obama continua a chiedere soldi ai sostenitori

Nonostante la storica vittoria del 4 novembre, non si ferma la valanga di email inviate da David Plouffe, direttore della campagna elettorale di Barack Obama. I democratici, infatti, continuano a chiedere donazioni a quei sostenitori raggiungibili via posta elettronica. Ora che la battaglia per la Casa Bianca e' stata vinta, si cerca di convincere gli americani a versare un contributo che aiuti il Partito Democratico a ripagare i debiti contratti nel sostenere la strategia di mobilitazione in tutti e cinquanta gli stati voluta da Obama. In premio questa volta una t-shirt celebrativa della vittoria in edizione limitata. E' difficile credere che, nonostante il regalo, molti siano davvero disposti a continuare a sborsare fondi, in particolare per il Partito Democratico.
Eccovi il testo della email arrivata ieri sera:

Valentina --

Our friends at the Democratic National Committee laid it all on the line to bring change this year.
We've been reviewing the books, and the DNC went into considerable debt to secure victory for Barack and Joe. It took unprecedented resources to staff up all 50 states, train field organizers, and build the technology to reach as many swing voters as possible.
It worked.
But it also left the DNC in debt. So before we do anything else, we need to help pay for this winning strategy.
Make a donation of $30 or more now and you'll get a limited edition 2008 Victory T-shirt.

Help the DNC and get a 2008 Victory T-shirt

The DNC's 50-state field strategy was crucial to our campaign's success, as well as victories for Democrats up and down the ballot. Their organizing infrastructure allowed us to compete -- and win -- in states that seemed insurmountable just four years ago.
They took out substantial loans to make it happen. The DNC didn't hold back, and now, neither can we.
You were there for this campaign when we needed to reach out to more voters and compete in more states. Now we're relying on grassroots supporters like you to come through for this movement once again.
We'll get to work transforming this country. But first, we need to take care of the DNC.
Please make a donation of $30 or more today and receive your Obama Victory T-shirt:
https://donate.barackobama.com/victoryshirt

Thank you for everything,

David Plouffe
Campaign Manager
Obama for America


lunedì 18 agosto 2008

Soldi, soldi, soldi

Washington DC - Finalmente Obama ha reso pubblico l'ammontare di denaro raccolto nel mese di luglio. 51 milioni di dollari. Una cifra ancor piu' incredibile se si considera che luglio e' un mese di semi-vacanza e quindi relativamente lento quanto alle donazioni monetarie fatte alle campagne elettorali.
Anche John McCain ha fatto piuttosto bene con 27 millioni di dollari, per quanto rimanga sempre distanziato dal Senatore dell'Illinois.
In totale, Obama avrebbe ricevuto fin qui 390 milioni di dollari da circa due milioni di persone.
Mentre crescono i numeri della sua raccolta fondi, crescono anche le spese della campagna. In luglio, le operazioni elettorali sono costate ad Obama 56 milioni di dollari.
Anche McCain pare aver speso piu' di quanto raccolto, con 31 milioni di dollari che hanno pagato i costi del mese di luglio.

venerdì 11 luglio 2008

L'unita' dei democratici ancora in pericolo per via dei debiti di Clinton

Washington D.C. - Nonostante Hillary Clinton si sia ritirata dalla corsa per la Casa Bianca, la campagna della ex-first lady continua a farsi sentire, in particolare mentre cerca disperatamente di raccogliere fondi per ripagare i debiti contratti nell'ultimo anno.
Oggi e' arrivata una email ai sostenitori iscritti al sito web ufficiale della Senatrice di New York che chiede un contributo di 50 dollari. In cambio, i donatori riceveranno una t-shirt, disegnata da Denitza da Weehawken in New Jersey. Denitza e' uno degli oltre cinquemila sostenitori che parteciparono - a primarie ancora in corso - ad un concorso per avere il diritto di creare una tra le tante magliette ufficiali della campagna Clinton. Oltre 125.000 voti online hanno stabilito che questa in alto dovesse essere la t-shirt vincente.
L'email, scritta in prima persona da Hillary, recita; "Nonostante le primarie si siano ormai concluse, penso che la t-shirt vincente - e ha vinto con grande facilita' - rappresenti ancora magnificamente tutto cio' che insieme, io e voi, siamo riusciti a fare in questa storica stagione elettorale, e la nostra determinazione a continuare a combattere per quello in cui crediamo." Ad esempio, evitare la bancarotta, visto che la Senatrice dello Stato di New York e' arrivata alla fine del mese di Maggio con 22,5 milioni di dollari di debiti.
Clinton aveva sperato di ricevere aiuto considerevole da parte di Barack Obama. Eppure, un articolo pubblicato giovedi' dal New York Times riporta che i finanziatori piu' importanti della campagna del Senatore dell'Illinois sono apparsi fino ad ora riluttanti all'idea di aiutare la ex-first lady.
Recentemente, uno tra i sostenitori piu' prominenti di Obama ha mandato una email ad altri come lui per incoraggiarli a fare qualche donazione anche a Clinton. Le risposte, a quanto pare, sono state davvero negative. "Perche' mai dovrei aiutare Hillary a ripagare debiti che ha contratto semplicemente nel tentativo di danneggiare il Senatore Obama durante le primarie?" Oppure ancora; "Il prezzo della benzina e' in rialzo, i mercati sono nel caos, fra breve dovro' pagare le tasse universitarie dei miei figli. Firmare assegni per politici che non mi piacciono non e' certo tra le mie priorita'."
Obama, pur chiedendo ai propri finanziatori piu' grossi di aiutare Clinton (fin'ora costoro hanno raccolto appena 100.000 dollari), si e' rifiutato per ora di utilizzare la lista di oltre 1 milione e mezzo di piccoli contributori per domandare un versamento di 5 o 10 dollari a favore della ex-rivale per la nomination. Il candidato democratico alla presidenza pero' e' apparso di fronte ai propri contributori accompagnato da Clinton (erano assieme a New York mercoledi' e giovedi') domandando ufficialmente che tutti aiutino a ripagare i debiti della ex-first lady come primo passo per ricreare un'unita' di partito in vista delle elezioni generali di novembre.

mercoledì 9 luglio 2008

Una vittoria per lo spionaggio

Washington D.C. - Il Senato degli Stati Uniti ha approvato questa sera la proposta di legge sulle intercettazioni telefoniche conosciuta come FISA (Foreign Intelligence Surveillance Act) che protegge le grandi compagnie telefoniche che partecipino al programma di spionaggio delle comunicazioni senza un mandato giudiziario che l'Amministrazione Bush porta avanti dagli attacchi terroristici dell'undici settembre e che fu scoperto dalla stampa solo nel 2005.
Alle rivelazioni del New York Times seguirono una serie di cause contro le compagnie di telefonia che avevano cooperato con il governo.
Il passaggio del FISA, la prima vera vittoria di George W. Bush da quando il Congresso e' passato in mani democratiche nel 2006, fa si' che tali cause debbano essere abbandonate e protegge gli operatori di telefonia da ulteriori azioni legali.
Si prevede che Bush firmera' la legge, rendendola attiva, nei prossimi giorni.
Una nuova iniziativa editoriale con sede a Washington, l'American News Project, che produce e distribuisce gratuitamente pezzi di video-giornalismo originale, ha pubblicato la clip che trovate qui in basso. Si tratta di un'indagine sui rapporti tra le compagnie di telecomunicazione ed il Congresso americano.



domenica 6 luglio 2008

McCain e le lobby

Washington D.C. - Il blog liberal TPM Muckraker ha lanciato un nuovo progetto editoriale con l'obbiettivo di creare una mappa virtuale dei rapporti istituiti da John McCain con la grande industria americana attraverso l'attivita' dei lobbisti che al momento sono parte della campagna elettorale del Senatore dell'Arizona. Cliccando qui, potete leggere la biografia professionale di alcuni dei consiglieri piu' vicini a McCain, che contano tra i clienti delle proprie attivita' private societa' come Blackwater, Sprint e Nextel (giganti delle telecomunicazioni) e Ameriquest Mortgage (tra le societa' finanziarie coinvolte nella crisi dei prestiti subprime.

mercoledì 2 luglio 2008

La candidatura di McCain sostenuta dai soldi della National Rifle Association

Washington D.C. - Se e' vero che Obama corre da solo e senza l'aiuto dei fondi federali e' ancor piu' vero che McCain ha tutte le intenzioni di utilizzare i contributi pubblici e, al contempo, di affidarsi ai dollari privati delle moltissime organizzazioni conservatrici disposte ad investire denaro per sconfiggere i democratici a novembre.
Arriva oggi una delle prime notizie in proposito. La National Rifle Association (NRA), la potente lobby delle armi da fuoco, ha reso pubblica la decisione di spendere 40 milioni di dollari nei prossimi quattro mesi per montare una campagna pubblicitaria a livello nazionale che attacchi Barack Obama per le sue posizioni rispetto al diritto dei cittadini americani di detenere armi da fuoco per legittima difesa, come tutt'ora sancito dal Secondo Amendamento. La decisione della NRA arriva a pochi giorni di distanza dalla sentenza dei giudici del Distretto di Columbia di abolire il bando sulle armi da fuoco che era stato imposto sulla capitale federale dopo anni in cui Washington D.C. figurava regolarmente fra le citta' americane piu' pericolose. "I nostri membri capiscono che se Barack Obama fosse eletto presidente, visto che ha il sostegno del Senato nel nominare alla Corte Suprema giudici contrari al porto d'armi, la sentenza del caso District of Columbia vs. Heller ci potrebbe venir tolta in futuro", ha detto Chris Cox, capo del braccio politico della NRA, al sito d'informazione Politico.com

lunedì 30 giugno 2008

Raccolta fondi via email

Washington D.C. - La mezzanotte di lunedi' 30 giugno rappresenta il termine ultimo per presentare i dati sui fondi raccolti dalle campagne di Barack Obama e John McCain nel mese di giugno. L'ammontare di denaro ricevuto in donazioni sara' piu' significativo per Obama, dopo che il Senatore dell'Illinois ha deciso di rinunciare al sistema di finanziamento pubblico e di correre da solo grazie ai contributi dei propri sostenitori.
Non e' un caso, dunque, che il team di Obama non perda occasione per chiedere alla propria base di versare ancora piu' dollari. Nell'ultima settimana, chi e' registrato al sito web ufficiale del candidato democratico, ha ricevuto quasi una email al giorno che domandava contributi per aiutare Obama a sconfiggere John McCain e i republicani. L'ultimo appello e' arrivato questa mattina e invita a fare una donazione di $25 entro la mezzanotte, cosi' da mostrare alla nazione il livello di sostegno popolare che Barack Obama e' riuscito a mettere insieme fin qui.
Quanto alla campagna di John McCain, e' arrivata oggi una email che celebra il successo dell'iniziativa "Ride the Straight Talk Express". Il messaggio, spedito da Rick Davis - stratega di McCain - riporta il testo dell'email mandatagli da Vivian e Elliot, la coppia vincitrice della competizione e che ha passato una mezza giornata in pullman con John McCain e la moglie Cindy. "Abbiamo gia' raccontato a tutti della nostra esperienza", recita la email, "e di che persona piacevole, lavoratrice e spiritosa sia il Senatore McCain. Siamo stati suoi sostenitori per tanti anni e faremo del nostro meglio impegnandoci nel lavoro sul territorio in suo nome fino a che non verra' eletto Presidente a novembre".
Naturalmente, sottolineando il risultato eccellente dell'inziativa del pullman, anche la campagna di McCain invita i lettori dell'email a donare nuovi contributi.

martedì 24 giugno 2008

Tutti sul bus di McCain

Dopo l'iniziativa lanciata da Obama qualche mese fa', con l'estrazione a sorte di quattro fortunati tra coloro che per la prima volta avevano versato un contributo alla sua campagna (in premio una cena con il candidato democratico), e' venuto ora il turno di John McCain di pensare a stratagemmi creativi per intascare un po' di denaro.
La campagna del Senatore dell'Arizona ha inviato oggi una e-mail ai sostenitori intitolata "Ride with me on the Straight Talk Express". Lo Straight Talk Express, ovvero l'Espresso della Sincerita' e della Chiarezza, e' il nome che McCain ha scelto per il pullman su cui attraversa il paese dall'inizio della campagna elettorale e, a quanto stabilito nell'email, "e' diventato il simbolo dell'apertura e della facilita' di accesso tipica della mia candidatura - vera democrazia all'opera."
Tutti coloro che faranno donazioni tra oggi e lunedi' parteciperanno all'estrazione di un passaggio sullo Straigh Talk Express per una chiacchierata faccia a faccia con il Senatore...potete provare facendo una donazione e registrandosi qui, pero' bisogna essere cittadini americani.

lunedì 23 giugno 2008

Obama corre da solo/2

Washington D.C. - Dopo aver annunciato la decisione di auto-finanziare per intero la propria corsa alla Casa Bianca e di rinunciare ai fondi stanziati dal governo federale per i candidati che ne facciano richiesta, Barack Obama lancia una campagna elettorale in grande stile.
Il Senatore dell'Illinois si mostra estremamente fiducioso delle proprie capacita' di raccolta fondi e ha cominciato a creare una organizzazione nazionale di proporzioni mai viste. Le ultime previsioni indicano che Obama potrebbe arrivare a raccogliere 300 milioni di dollari da spendere da qui a novembre e, giudicando dagli inizi, sembra avere tutte le intenzioni di spendere fino all'ultimo centesimo.
Infatti, Obama non solo sta producendo una serie di spot televisivi da mandare in onda gia' dai prossimi giorni in tutto il paese, ma sta anche mettendo assieme un'esercito di dipendenti che tra qui e luglio verranno inviati nei cinquanta stati degli Stati Uniti con l'obbiettivo di aprire uffici su tutto il territorio nazionale, da cui poi gestire il lavoro dei volontari, del porta a porta e del phone-banking (ovvero delle telefonate agli elettori).
E' la prima volta che un candidato alla Presidenza decide di investire risorse in tutti gli stati dell'Unione, anziche' puntare a quelli che costituiscono tradizionalmente la propria base e a quei pochi swing states che finiscono sempre per decidere il risultato del voto. La strategia di Obama e', non tanto di cercare di vincere in stati tipicamente repubblicani, bensi' di costringere John McCain, con la propria presenza, a spendere soldi in quelle aeree degli Stati Uniti in cui normalmente un repubblicano non deve fare nessuna fatica.
McCain, al contrario di Obama, ha deciso di partecipare al programma di finanziamento pubblico e dunque avra' a disposizione 84,1 milioni di dollari da spendere tra inizio settembre (quando si conclude la convention reppublicana) e il 6 novembre. Gli 84,1 milioni di dollari rappresentano anche il tetto massimo che il Senatore dell'Arizona e' legalmente autorizzato a spendere.
Se la squadra di Obama sara' efficiente nel raccogliere davvero i soldi che sembrerebbero essere alla sua portata (da notare pero' che in maggio il Senatore dell'Illinois ha subito un declino nelle contribuzioni ricevute, avendo messo assieme "solo" 22 milioni di dollari contro i 33 del mese precedente), McCain potrebbe trovarsi nei pasticci, costretto a spendere parte delle proprie piu' limitate risorse per difendere le proprie roccaforti.
C'e' da dire che John McCain, come ogni repubblicano che si rispetti, conta su ben piu' dollari di quelli a propria disposizione personale, ovvero su quelli che verranno spesi in suo nome dalla Segreteria Nazionale del Partito Repubblicano e dai gruppi politici indipendenti conosciuti come 527. Storicamente, sia RNC (Republican National Committee) che le 527 conservatrici sono piu' ricche e generose delle controparti liberal.
Quest'anno, pero', i primi dati raccolti attestano che i repubblicani potrebbero essere in difficolta' anche in questo settore, visto che fin'ora nessun gruppo politico indipendente e' riuscito a raccogliere fondi soddisfacenti e, ancor meno, a montare attacchi di successo contro Obama, come fu invece il caso nel 2004 di Swift Veterans for Truth.

giovedì 19 giugno 2008

Obama corre da solo

Washington D.C. - Con un video diretto ai propri sostenitori e pubblicato prima di tutto sul sito web ufficiale, Barack Obama ha ufficializzato oggi la decisione di aver rinunciato ad appoggiarsi al sistema di finanziamento pubblico delle campagne elettorali che viene reso disponibile per il periodo che va dalla conclusione delle convention nazionali di fine agosto/inizio settembre al voto del 6 novembre.
Barack Obama e' il primo candidato alla Casa Bianca a prendere tale decisione da quando il sistema fu creato nel 1976.
Quest'anno il Ministero del Tesoro prevede lo stanziamento di 84,1 milioni di dollari per i candidati che ne facciano richiesta. Al contempo, per chi decidesse di rimanere sotto l'ombrello del finanziamento pubblico, gli 84,1 milioni di dollari rappresenterebbero anche il limite di spesa massimo consentito.
Obama, nel video, spiega che la decisione e' stata sofferta, soprattutto perche' il Senatore dell'Illinois si dichiara sostenitore convinto di "un robusto sistema di finanziamento pubblico." Al contempo, Obama ha detto, "il finanziamento pubblico per come esiste oggi e' un sistema che non funziona, e ci troviamo di fronte a degli avversari che sono diventati degli esperti nel sfruttarlo a proprio vantaggio."
Barack Obama si riferisce in particolare al fatto che, nonostante il finanziamento pubblico imponga un tetto massimo al diritto di spesa dei candidati che vi aderiscano, vi sono in realta' mille altre modalita' per aggirare le regole e incanalare denaro raccolto privatamente, e a lato dei fondi governativi, in una campagna elettorale. Infatti, il limite quest'anno fissato negli 84,1 milioni di dollari (che, diciamoci la verita', non sono poi neanche pochissimi) vale solamente per l'organizzazione personale del candidato, mentre i fondi sborsati indipendentemente dalle segreterie nazionali di partito, e dai Political Action Committee e dalle cosidette 527 (entrambi casi di organizzazioni politiche indipendenti dal candidato ma parallele) non rientrano in questo calcolo.
Il Partito Repubblicano ha una lunga tradizione nell'impiego di fondi raccolti a lato della campagna ufficiale del proprio candidato, ma comunque al fine della sua elezione. Ad esempio, l'attacco montato contro John Kerry e il suo passato da soldato in Vietnam da parte di un gruppo di veterani chiamato Swift Veterans for Truth (per l'appunto una 527) contribui' in maniera sostanziale alla rielezione di George W. Bush nel 2004.
Chiaramente, la scelta di Obama si fonda non solo sulla battaglia morale e sulla volonta' di riforma del sistema di finanziamento pubblico, ma anche su considerazioni piu' direttamete strategiche. Obama, infatti, non ha mostrato problemi a raccogliere enormi somme di denaro e si prevede che potrebbe arrivare a mettere assieme contribuiti per 200 milioni di dollari da spendere in autunno. Al contempo, il Partito Repubblicano normalmente raccoglie molti piu' fondi della controparte Democratica.
In sostanza, per Barack Obama decidere di accettare i contributi pubblici e i conseguenti limiti di spesa, sapendo di poter invece contare su fondi indipendenti molto piu' sostanziosi e sapendo inoltre che il Partito Repubblicano avrebbe a disposizione molte piu' cartuccie finanziarie per attaccarlo di quelle disponibili al Partito Democratico per difenderlo, sarebbe semplicemente autolesionista.

venerdì 30 maggio 2008

Trasparenza?

Washington D.C. - Una organizzazione non profit con sede nella capitale federale americana, il Center for Political Accountability, sta conducendo con successo una battaglia in favore di una maggiore transparenza del sistema di finanziamento della politica.
Il CPA sta convincendo un numero sempre maggiore di corporation americane, le grandi industrie e compagnie multinazionali ed in particolare quelle che sono parte dell'indice S&P 100 - ovvero le piu' potenti nell'economia statunitense -, a firmare una risoluzione in cui impegnano a rendere pubblici i propri contributi alle varie organizzazioni e entita' che poi si incaricano di ristribuirli ai partiti e ai candidati (bisogna ricordarsi che le imprese non possono fare donazioni dirette ai politici, ma devono passare ad esempio per le cosidette 527).
Mercoledi' il CPA ha annunciato che e' stata oltrepassata la soglia di 50 firmatari della risoluzione, ultimi tra i quali Prudential Financial, UnitedHealth Group, Procter & Gamble, Avon Products, Devon Energy and eBay.

giovedì 17 aprile 2008

I Democratici in corsa per il Congresso piu' ricchi dei Repubblicani

Washington DC - Negli Stati Uniti l'anno elettorale 2008 significa non solamente la corsa verso la Presidenza. A novembre si votera' anche per tutti i 435 seggi alla Camera e per 35 dei 100 al Senato, e il risultato di queste competizioni sara' determinante nello stabilire con quanta forza sara' in grado di governare il prossimo Esecutivo.
Gli ultimi dati pubblicati dalla Federal Elections Commission, che si occupa di monitorare i contributi alle campagne elettorali dei candidati alla Presidenza cosi' come di quelli in corsa per il Congresso, mostra che ad oggi i Democratici hanno raccolto fondi piu' cospicui degli avversari Repubblicani.
Secondo Bloomberg.com, i politici dell'asinello candidati alla Camera godono di un vantaggio monetario su quelli dell'elefante in 26 dei 38 distretti piu' contesi, compresi 13 che nel 2006 elessero un Repubblicano.
Al Senato, i Democratici hanno raccolto fondi maggiori in 4 degli 8 distretti piu' delicati, inclusi tre in cui i Senatori repubblicani in carica lascieranno il proprio posto per la pensione.
In totale sono 10 i candidati democratici che hanno aperto il mese di aprile con una disponibilita' di almeno 1 milione di dollari da spendere, contro solo 4 repubblicani. Alla fine di marzo 2008, i Democratici in corsa per la Camera hanno raccolto un totale di quasi 270 milini di dollari, contro i 207 milioni messi assieme dai Repubblicani. Al Senato, i Democratici conducono per 99 milioni di dollari contro i quasi 71 milioni dei Repubblicani.
La speranza del Partito Democratico e' di affiancare ad un proprio Presidente degli Stati Uniti, un Congresso che abbia una maggioranza ancor piu' favorevole di quella attuale. Ad oggi, al Senato siedono 51 Senatori democraci (di cui 2 in realta' sono stati eletti come indipendenti) contro 49 repubblicani e alla Camera il rapporto di forza e' di 234 a 198. Considerato che normalmente lo stato delle finanze dei diversi candidati e' un'indicazione della solidita' delle candidature, i democratici sembrerebbero essere davvero in pole-position.



martedì 8 aprile 2008

La Corruzione in America

Washington DC – Nel novembre 2007 l’amministrazione del Distretto di Columbia è stata travolta da uno scandalo di proporzioni imbarazzanti. Due impiegate dell’agenzia delle entrate, Harriette Walters e Diane Gustus, sono state arrestate perchè al centro di un giro che in sette anni ha derubato le casse del governo locale di 16 milioni di dollari. Le due emettevano assegni per rimborsi fiscali inesistenti, che poi incassavano assieme ai loro complici e spendevano nei grandi magazzini della città. “Non c’è dubbio che questo sia un caso eclatante di corruzione”, mi dice Philip Mattera durante un’intervista. “Purtroppo in altri casi, la corruzione può essere difficile da quantificare”, prosegue.Phil Mattera è un ex-giornalista economico (in passato con Fortune Magazine) e oggi ricercatore e analista per Corporate Research Project, un programma creato dalla non-profit di Washington DC Good Jobs First e volto alla ricerca strategica del comportamento delle aziende che ricevono sussidi federali e statali. Lo scopo di Good Jobs First, ed in particolare di Corporate Research Project è di promuovere la trasparenza nelle relazioni tra il governo e i privati. “Innanzitutto bisogna concordare sulla definizione stessa del concetto di corruzione”, sottolinea Mattera. “Il caso del Governatore di New York Elliott Spitzer (che ha dato le dimissioni il 12 marzo scorso dopo che si è scoperto che era coinvolto in un giro di prostituzione d’alto bordo) è un buon esempio. Affinché un’azione sia percepita dal pubblico come corrotta, è necessario che coinvolga un chiaro atto di appropriazione illecita di denaro pubblico? E la corruzione morale?”Un sondaggio condotto da CBS News/New York Times Poll nell’ottobre 2006 ha rilevato che il 58% degli americani è convinto che la corruzione sia costume diffuso a Washington DC. “Negli Stati Uniti l’opinione pubblica dà per scontato un livello di corruzione davvero alto per quanto riguarda il settore pubblico e il governo”, Mattera mi spiega. “Si può quasi dire che le dimensioni reali del fenomeno sono addirittura sovrastimate. Al contrario, gli americani tendono a sottostimare la corruzione nel privato, nelle imprese e nell’industria. In fondo siamo stati educati a pensare che il governo sia la causa di tutti i mali, fin dai tempi di Ronald Reagan”. Il fatto che il livello di corruzione di un paese venga solitamente valutato in termini relativi complica ulteriormente le cose. “Nelle classifiche pubblicate dalle organizzazioni internazionali a proposito dei governi più corrotti, gli Stati Uniti fanno sempre una buona figura. Ma sta tutto nel termine di paragone, con chi ci confrontiamo?” si chiede Phil Mattera. Transparency International è forse la più famosa tra le Ngo che si occupano di monitorare i livelli di corruzione in giro per il mondo. La classifica per il 2007 vede gli Stati Uniti al ventesimo posto (il primo posto va al paese meno corrotto al mondo). La Danimarca, la Finlandia e la Nuova Zelanda sono pari in testa. L’Iraq, il Myanmar e la Somalia sono i fanalini di coda. L’Italia è quarantunesima, dopo il Botswana, Cipro, l’Ungheria, la Repubblica Ceca e davanti alla Malesia.In qualche misura, il sistema americano ha provato a rispondere al problema della corruzione dei politici. La riforma del sistema di finanziamento delle campagne elettorali va inteso, secondo Mattera, proprio in questo senso. Il Bipartisan Campaign Reform Act, conosciuto anche con il nome McCain-Feingold dal nome dei due Senatori che più si impegnarono per il passaggio della legge, fu approvato dal Congresso nel 2002 con l'intento di regolamentare la raccolta di fondi per i candidati in corsa per la Casa Bianca. Fino ad allora, costoro avevano diritto a ricevere donazioni illimitate da chiunque decidesse di finanziarli, un sistema che creava dei legami economici fortissimi tra i politici e i ricchi d'America, in particolare le grandi corporation. La McCain-Feingold ha stabilito delle nuove regole quanto alle donazioni dei privati. In particolare i due diversi tipi di contributi alle campagne elettorali, detti hard money e soft money, vengono oggi trattati separatamente dalla legge. Per hard money s’intendono quelle somme di denaro che vengono donate alle campagne dagli individui, dalle sezioni nazionali e locali dei partiti, e dai cosidetti Political Action Committee (PAC), gruppi privati di cittadini a cui viene garantito il diritto di fare attività politica. La legge del 2002 stabilisce, ad esempio, che un individuo non può donare più di 2.300 dollari per elezione. “La legge è piena di buoni propositi, però rimane difficile stabilire quanto abbia contribuito a frenare la corruzione del sistema”, riflette Phil Mattera. Ad esempio, un’impresa di grosse dimensioni, anziché donare direttamente una somma di denaro eccessiva, può chiedere ai propri dipendenti di contribuire separatamente tante somme individuali più piccole, aggirando così la limitazione di 2.300 dollari per contributo imposta dalla legge.“Inoltre, il problema più sostanziale sta nel quid-pro-quo che segue alle donazioni, e in come questo denaro finisce per influenzare le scelte dei politici”, precisa Mattera. Nel 2006 i residenti dello stato dell'Illinois rimasero sconvolti nell'apprendere che il gigante dell'energia nucleare Exelon Corporation non aveva reso pubblica la notizia di alcune perdite di residui radioattivi da uno dei propri stabilimenti. Il Senatore dello stato Barack Obama si fece carico dell'indignazione dei propri elettori e propose una legislazione che obbligasse i gestori degli impianti nucleari a notificare le autorità al primo segno di perdita. A quanto pare, però, Obama accettò modifiche al testo di legge che riflettevano i desideri dei Republicani al senato e di Exelon. La spiegazione ufficiale fornita dal Senatore dell’Illinois è che il testo di legge fu reso più accomodante perchè altrimenti non sarebbe mai riuscito a passare il voto in Senato. Al contempo, è emerso che Exelon è uno tra i più generosi sostenitori della carriera politica del Senatore dell'Illinois, a cui avrebbe donato oltre 270 mila dollari dall'inizio del 2003. E il principale stratega della campagna presidenziale di Obama, David Axelrod, ha lavorato in passato come consulente per Exelon. Gli esperti di sicurezza nel settore del nucleare sono in disaccordo sul fatto che il lavoro di Obama al testo di legge abbia contribuito o meno a ottenere risultati sostanziali nella regolamentazione dell’industria nucleare.Infine esiste un problema istituzionale nel tentare di valutare il livello di corruzione negli Stati Uniti. Alcune pratiche, del tutto legali in America, creano legami sospetti fra i politici e l’industria. In particolare è questo il caso del fiorire di società private di lobbying, che si occupano professionalmente di tenere i contatti con i rappresentati del popolo americano per conto dei propri clienti. Tra i più recenti scandali di corruzione nel rapporto tra lobbisti e governo, quello che ha coinvolto Jack Abramoff nel 2006 e che ha condotto alle dimissioni di due membri dell’Amministrazione Bush, J. Steven Griles and David Safavian, e del Deputato Bob Ney, è senz’altro tra i più eclatanti.Grazie al Lobbying Disclosure Act (LDA), una legge del 1995 che in sostanza obbliga l'industria della pressione politica a maggiore trasparenza, andando sul sito Open Secrets, si può scoprire che, dal 1998 al 2007, l'industria farmaceutica è quella che ha speso maggiormente nelle attività di lobbying, seguita da quella delle assicurazioni, dalle società che forniscono elettricità e dalle compagnie d’informatica e internet. Rimane difficile stabilire con esattezza come questi contributi abbiano influenzato la proposta e il passaggio di leggi in questi settori.Tradizionalmente, starebbe al giornalismo americano occuparsi di indagare sui traffici loschi dei politici americani. Purtroppo, però, Mattera mi racconta come i media tradizionali si sono trasformati da organi proattivi in attori solamente reattivi. “Se una qualche notizia emerge attraverso altre fonti, allora i giornali principali ne parlano. Però, i quotidiani in particolare hanno tagliato talmente i fondi per il giornalismo investigativo, che davvero non se ne vede più molto in questo paese”. Rimangono allora i media non-tradizionali, ovvero i blog. Down with Tyranny, per esempio, segue con attenzione e dedizione casi di corruzione al Congresso e nelle Assemblee statali, in particolare da parte repubblicana. Rimangono inoltre le associazioni non-governative che monitorano il comportamento dei politici e delle aziende, proprio come Good Jobs First di Phil Mattera.

venerdì 4 aprile 2008

K Street - Il mondo dell lobby/2

Washington DC - L'intreccio di politica, campagne elettorali e sistema di lobbying non finisce di creare scalpore.
Mark Penn si e' dimesso domenica dal rulo di principale stratega della campagna elettorale di Hillary Clinton, dopo la polemica scoppiata la settimana scorsa a proposito della doppia attivita' professionale di Penn, per la ex-first lady da un lato, e come lobbyista professionista dall'altro.
Lunedi' scorso, Mark Penn aveva incontrato privatamente l'Ambasciatore colombiano a Washington per discutere di un accordo di libero scambio tra Stati Uniti e Colombia che il Presidente Bush (che ha poteri di negoziatore unico in tutti gli accordi commerciali contrattati da Washington) potrebbe spedire al Congresso per l'autorizzazione definitiva la settimana prossima.
La vicenda interessante e' che Hillary Clinton, cosi' come per altro Barack Obama, si e' gia' dichiarata contraria al trattato e ha fatto dell'opposizione ad altri accordi dello stesso genere, come ad esempio NAFTA, uno dei cavalli di battaglia della propria campagna elettorale.
Il problema e' che Mark Penn, che come titolare della societa' di consulenza politica Penn, Schoen & Berland Associates ha ricevuto un compenso di oltre 10 milioni di dollari dalla Senatrice dello Stato di New York per i servizi prestati fino a febbraio, ha organizzato l'incontro con l'Ambasciatore della Colombia nelle vesti di Presidente Esecutivo di Burson-Marsteller Worldwide, una differente societa' di lobbying che si occupa generalmente di clienti internazionali e che ha firmato un contratto con l'Ambasciata colombiana nel marzo 2007 per 300.000 dollari.
Venerdi' Mark Penn aveva rilasciato una dichiarazione ufficiale scusandosi per l'incidente: "L'incontro e' stato chiaramente un errore di cui mi dispiaccio e che non verra' ripetuto. L'opposizione del Senatore all'accordo di libero scambio e' ben nota e non e' stato tra gli argomenti della conversazione con l'Ambasciatore", ha detto Penn.
Josh Marshall del blog Talking Points Memo commentava cosi' l'accaduto: "Ci sono talmente tante ragioni per cui un candidato dovrebbe pagare Mark Penn affinche' stia alla larga dalla sua campagna elettorale. E questa e' un'altra ancora".
Evidentemente le scuse di Penn non sono state sufficienti e Clinton ha deciso di seguire il consiglio di Josh Marshall.

Le ricchezze private dei politici/2

Washington DC - Dopo Barack Obama anche Hillary Clinton ha reso pubbliche le dichiarazioni del reddito di famiglia dal 2000 al 2007. Hillary e Bill hanno guadagnato un totale di 109 milioni di dollari negli otto anni di riferimento. I Clinton avrebbero pagato 33,8 milioni di dollari in tasse (il 31%) e ne avrebbero donati 10,26 milioni in beneficienza.
L'ex Presidente Bill ha guadagnato in particolare grazie all'attivita' di conferenziere (51,8 milioni di dollari incassati in otto anni) e alle vendite dei propri libri (29,6 milioni di dollari). Anche Hillary ha avuto un certo successo economico come autrice, incassando 10,5 milioni di dollari di diritti d'autore e commissioni.
Dopo che Hillary Clinton aveva confermato in febbraio di aver prestato alla propria campagna elettorale 5 milioni di dollari, e in seguito alla pubblicazione delle dichiarazioni dei redditi della famiglia Obama, il pubblico americano aveva cominciato a fare pressione affinche' la Senatrice dello Stato di New York mettesse a disposizione del paese informazioni dettagliate sulle proprie attivita' economiche.
Avendo reso pubbliche le dichiarazioni dei redditi di questi ultimi otto anni, e considerato che la famiglia Clinton segue questa pratica dall'inizio dell'ascesa politica di Bill trent'anni fa', Hillary e Bill possono oggi vantarsi di aver offerto alla nazione un livello di trasparenza davvero raro.



giovedì 3 aprile 2008

Indovina chi viene a cena

Washington DC - La settimana scorsa avevamo scritto che Barack Obama aveva lanciato un invito particolare agli elettori americani a donare una somma di denaro, anche molto piccola, alla sua campagna elettorale. Tra tutti i sostenitori quattro, estratti a sorte, avrebbero avuto diritto ad una cena privata con il candidato alla Presidenza. La scadenza del concorso era il 31 marzo e ora ci sono i primi nomi dei vincitori.
Bonnie Locchetta, una quarantaquattrenne dell'Indiana di evidenti origini italiane, e' la prima tra i fortunati. A quanto riportato dall'Associated Press, Kevin Griffis, un portavoce di Obama in Indiana, ha detto che la campagna voleva invitare almeno due sostenitori che avessero donato denaro per la prima volta. Locchetta sarebbe stata scelta per la nota di accompagnamento che ha allegato alla propria donazione. "Il fatto che Locchetta viva in Indiana, dove non si sono ancora tenute le primarie, sicuramente ha aiutato", scrive l'AP. L'Indiana vota il prossimo 6 maggio e mette in palio 72 delegati. Locchetta sta pensando a cosa dira' al candidato democratico: "Voglio parlargli del punto di vista dell'uomo della strada, che ha bisogno di fare benzina, di pagare la bolletta dell'elettricita', di comprare da mangiare e di mandare i propri figli a scuola".
Barack Obama non e' nuovo a queste iniziative, rivolte a coinvolgere direttamente la gente normale. Nel giugno del 2007 la sua campagna elettorale aveva lanciato un concorso simile e fra i vincitori era finita anche Jennifer Latsko, un tempo John Latsko, ovvero un transessuale.
Un'altra idea dello stesso genere e' stata pensata di recente in Indiana. Barack Obama, un appassionato ed ex-giocatore di basket, si e' offerto di partecipare a un incontro tre-contro-tre assieme al proprio sostenitore, ed ex-star del torneo universitario NCAA, Calbert Cheaney, a due giovani appena diciottenni e due amici a loro scelta. I giovani sfidanti saranno sorteggiati tra tutti quelli che dimostreranno di aver convinto almeno venti altri coetanei a registrarsi per le primarie del 6 maggio.
Nel complesso pare che questa strategia di Obama stia pagando, e che rivolgersi direttamente al sostegno delle persone normali, nonostante si possano generalmente permettere solo contributi limitiati, possa finire per accumulare un bel po' di soldi.
Sono stati rilasciati oggi i dati della raccolta fondi dei vari candidati per marzo.

Questi le cifre raccolte da Obama:
Totale: piu' di $40 millioni
Numero di contributori: Piu' di 442 mila
Numero di contributori che facevano una donazione per la prima volta: Piu' di 218 mila
Valore della donazione media: 96 dollari
Numero totale degli americani che hanno contribuito alla campagna di Obama fino ad ora: Oltre 1 milione e 276 mila.
Hillary Clinton in marzo ha ricevuto la meta' circa di Obama, "solamente" 20 milioni di dollari.



mercoledì 26 marzo 2008

Le ricchezze private dei politici


Washington DC - Barack Obama ha deciso di rendere pubbliche le dichiarazioni dei redditi proprie e della moglie Michelle degli ultimi sette anni. I documenti mostrano che il reddito complessivo lordo della famiglia Obama era di circa 250.000 dollari l'anno tra il 2000 e il 2004, quando Barack era al Senato dello Stato dell'Illinois e insegnava part-time alla Law School dell'università di Chicago, mentre la moglie Michelle era un dirigente del sistema di ospedali legato alla stessa universita'. Il reddito della famiglia e' quintuplicato nel 2005 e 2006, arrivando a una media annuale di 1.3 milioni di dollari, grazie alle vendite dei due libri scritti da Barack, Dreams of my Father and The Audacity of Hope, e grazie alla promozione di Michelle a vicepresidente per le relazioni esterne, promozione che ha significato un aumento di stipendio da 122.000 a 317.000 dollari l'anno. Gli Obama hanno dato un totale di circa 140.000 in beneficienza per il biennio 2005-2006, circa il 5% del proprio reddito. Nel 2005, grazie alla crescita dei propri introiti, la famiglia ha anche acquistato una casa a Chicago per 1.65 milioni di dollari.
Ora la pressione si sposta su Hillary Clinton e John McCain. La Senatrice dello Stato di New York, che in passato aveva promesso che avrebbe reso pubbliche le proprie dichiarazioni dei redditti solo al momento della campagna per le elezioni generali di novembre e non durante le primarie, pare che si stia preparando a fare avere alla stampa i documenti entro la prossima settimana. I Clinton non rilasciano informazioni complete riguardo i propri redditi dal 2001. John McCain, invece, non parla. Il Senatore dell'Arizona non ha mai mostrato al pubblico le proprie dichiarazioni. Va notato che la moglie del candidato repubblicano alla Casa Bianca Cindy Hensley, e' la Presidente del terzo piu' grosso gruppo di distribuzione di birra negli Stati Uniti, Anheuser-Busch.
In generale, questo e' il periodo in cui gli Americani stanno preparando le proprie dichiarazioni dei redditi: la scadenza per la consegna dei documenti e' il 15 aprile.
Come si vede dalle cifre elencate qui sopra le dimensioni dei redditi dei politici americani non parrebbero nemmeno vicine a quelle degli eletti di casa nostra. Per esempio, Silvio Berlusconi ha dichiarato un reddito di 139.245.570 euro per il solo 2006, cinque volte tanto quello dell'anno precedente (28.033.122).

martedì 11 marzo 2008

La separazione tra stato e chiesa

Washington DC - In America, le congregazioni religiose, piccole, grandi e di ogni credo, godono di esenzione fiscale. Per mantenere tale privilegio pero', l'Internal Revenue Service (IRS), l'agenzia delle entrate americane, stabilisce che e' loro vietato di partecipare direttamente o indirettamente a qualsiasi campagna elettorale per conto di chicchesia candidato. Ora la chiesa frequentata da Barack Obama, la United Church of Christ, e' sotto inchiesta per evasione fiscale. Si e' messa nei guai quando, ad un convegno di tutte le congregazioni nazionali appartenenti a tale credo che si e' tenuto ad Harford nel Connecticut lo scorso giugno, Barack Obama dal podio ha parlato apertamente della propria candidatura e del proprio programma per la riforma della sanita'. E anche Trinity, la parrocchia frequentata dal Senatore dell'Illinois in un sobborgo povero del sud Chicago, e' sotto osservazione da parte dell'IRS per via di una serie di omelie del reverendo Jeremiah Wright Jr., capo della congregazione e personaggio assai controverso in generale, in cui Obama viene lodato e Hillary Clinton attaccata apertamente. Ad esempio, lo scorso Natale, Wright ha dichiarato ai convenuti: "Barack sa cosa significa essere un uomo di colore in un paese ed in una cultura controllata dai bianchi ricchi. Hillary invece non ne avra' mai un'idea."
L'agenzia delle entrate ha concesso ai legali della chiesa fino al 27 marzo per rispondere delle accuse. Il rischio e' che gli venga negato lo statuto fiscale speciale e che United Church of Christ debba cominciare a pagare le tasse sul reddito.
IRS non rende ufficiali i dati sul numero di congregazioni sotto inchiesta, ma avrebbe dichiarato al Wall Street Journal di avere per le mani accuse contro 44 chiese e 36 organizzazioni non-profit per quanto riguarda il ciclo elettorale del 2006.
Americans United for Separation of Church and State, un'organizzazione con sede a Washington DC, ha mandato all'IRS 13 reclami ufficiali per attivita' politica condotta all'interno di parrocchie durante lo scorso anno.
Dopo che negli anni ottanta le congregazioni religiose piu' conservatrici avevano utilizzato il pulpito per incitare i fedeli alla lotta contro l'aborto, la tendenza di mischiare fede e politica pareva essere in calo. A quanto pare, pero', piu' recentemente congreganti di diverse religioni hanno ricominciato a vedere i propri preti fare politica durante le messe.
David Campbell, professore di Scienze Politiche di University of Notre Dame in Indiana, ha commissionato un sondaggio nel 2006 per un libro di prossima pubblicazione. Lo studio ha rilevato che, di 3.000 intervistati, circa un terzo dei Cattolici e degli evangelici bianchi, e il 42% dei protestanti afro-americani, sente parlare di politica e tematiche sociali almeno una volta o due al mese.

martedì 26 febbraio 2008

Un numero da tenere d'occhio: 527

Washington DC - Durante l'ultimo fine settimana, l'avvocato dell'Ohio e sostenitore di Barack Obama Subodh Chandra, ha inviato un reclamo ufficiale alla Federal Election Commission in relazione ad un'iniziativa pubblicitaria in sostegno di Hillary Clinton promossa dall'American Leadership Project, un gruppo non direttamente collegato alla Senatrice dello Stato di New York. L'associazione pro-Clinton ha finanziato la produzione e la distribuzione di una serie di spot televisivi che lodano le doti di Hillary e che, secondo Chandra, violano la legge sul sistema di finanziamento delle campagne elettorali.



Il Bipartisan Campaign Reform Act, conosciuto anche con il nome McCain-Feingold dal nome dei due Senatori che piu' si sono impegnati per il passaggio della legge (McCain e' proprio John McCain candidato repubblicano), fu approvato dal Congresso nel 2002 con l'intento di regolamentare piu' rigidamente la raccolta di fondi per i candidati in corsa per la Casa Bianca. Fino ad allora, costoro avevano diritto a ricevere donazioni illimitate da chiunque decidesse di finanziarli, un sistema che creava dei legami economici fortissimi tra i politici e i ricchi d'America, in particolare le grandi corporation.

Per far fronte a questo problema - oltre a istituire il programma di finanziamento pubblico che fu il cavallo di battaglia di McCain e che ora rischia di metterlo nei pasticci - la McCain-Feingold ha anche stabilito delle nuove regole quanto alle donazioni dei privati. In particolare i due diversi tipi di contributi alle campagne elettorali, detti hard money e soft money, vengono oggi trattati separatamente dalla legge.

Per hard money si intendono quelle somme di denaro che vengono donate alle campagne dagli individui, dalle sezioni nazionali e locali dei partiti, e dai cosidetti Political Action Committee (PAC), gruppi privati di cittadini a cui viene garantito il diritto di fare attivita' politica. La legge del 2002 stabilisce i seguenti limiti; un individuo non puo' donare piu' di 2,300 dollari. Le sezioni nazionali, statali e di contea del partito possono contribuire un massimo di 5,000 dollari ciascuna, lo stesso tetto che sono obbligati a rispettare i PAC.

Per soft money invece si intendono i contributi delle associazioni di commercio, delle societa' e delle compagnie private. A questi gruppi e' oggi vietato donare fondi direttamente alla campagna elettorale di un candidato alla Presidenza.

In realta', pero', e' concesso loro di creare delle organizzazioni ad hoc, conosciute come 527, il loro titolo nel codice fiscale. Le 527 hanno diritto di finanziare delle campagne pubblicitarie, o altre attivita' di propaganda politica, a patto che non facciano coordinamento con le campagne elettorali ufficiali su temi da trattare, e che non spingano apertamente il pubblico a votare per il candidato.

Cosi' normalmente questi gruppi lanciano campagne su tematiche specifiche, come la sanita' pubblica o la guerra in Iraq, e usano queste piattaforme per lodare l'atteggiamento politico dell'uno o dell'altro candidato in proposito, oppure al contrario per attaccare le posizioni degli avversari. Senza mai dire apertamente votate per Clinton, per Obama, o per chi altro.

L'American Leadership Project ha lanciato tre spot televisivi chiamati "If speeches could solve problems", nei quali la voce narrante sottolinea l'attivita' politica di Hillary Clinton in aree dell'economia che stanno a cuore ai lavoratori americani. Una delle pubblicita' suggerisce; "dite a Hillary di continuare a lavorare su queste soluzioni
per la classe media". Il tentativo, chiaramente, e' quello di mettere in evidenza la critica che piu' spesso viene portata ad Obama, di essere un politico dalla grande oratoria ma di ben poca sostanza, tutto fumo e niente arrosto.

Secondo l'avvocato Chandra, questo spot viola le regole sulle 527, nonostante non faccia mai aperta menzione di Obama. L'opinione generale e' che, in realta', l'American Leadership Project non verra' bloccato, perche' la legge sul soft money ha mille e diverse interpretazioni che cambiano continuamente. Non solo, la Federal Election Commission se la prende con calma per quanto riguarda le 527.
Il Wall Street Journal riporta che ci sono voluti oltre tre anni perche' prendesse la decisione di multare azioni simile portate avanti nel 2004.

Considerato pero' che le 527 sono attive in tutti gli stati e lavorano dietro le quinte per sostenere ognuna il proprio candidato prescelto, questa vicenda illustra un altro aspetto del sistema di finanziamento delle costosissime campagne elettorali americane.



venerdì 22 febbraio 2008

Soldi soldi soldi

Washington DC - L'articolo pubblicato mercoledi' sera dal New York Times a proposito di John McCain e Vicky Iseman tiene gli americani con il fiato sospeso, a domandarsi se il Senatore dell'Arizona - che fa dell'integrita' morale il proprio grido di battaglia - intrattenga o meno relazioni extra-coniugali degne dell'ex Presidente Bill Clinton, e per di piu' con una lobbysta. Con il clamore suscitato, la vicenda sta oscurando un'altra gaffe elettorale di McCain, assai piu' interessante, a riguardo del sistema di finanziamento della propria campagna elettorale.

Ad oggi negli Stati Uniti un candidato alla Presidenza ha, approssimativamente, due opzioni per finanziare le spese che una corsa alla Casa Bianca comporta. Alternativamente si puo' decidere di raccogliere indipendentemente i propri fondi, collezionando esclusivamente le donazioni di privati, oppure si puo' chiedere di essere ammessi
nel programma di finanziamento pubblico del governo federale. Questo e' vero sia per le primarie che per le elezioni generali, che sono pero' trattate come due fasi separate. Un candidato puo' dunque richiedere i finanziamenti pubblici per l'una o per l'altra, o per entrambe.

In questo caso, il candidato raccoglie comunque finanziamenti privati, ai quali il governo americano si impegna ad aggiungere un pari ammontare di denaro pubblico. Lo svantaggio di questa seconda opzione e' che il governo obbliga il candidato in questione ad un limite massimo di spesa, fissato per le primarie di quest'anno in 54 milioni di dollari, mentre per coloro che non richiedono l'aiuto dei fondi pubblici non ci sono restrizioni alcune.

La legge sul finanziamento pubblico delle campagne presidenziali e' stata creata con l'idea di consentire a chiunque di partecipare alla corsa alla presidenza, indipendentemente dalla ricchezza personale. Al contempo, rappresenta il tentativo di limitare il folle spreco di denaro che ormai caratterizza la politica elettorale americana. In pratica pero', solo coloro che non riescono a finanziare con successo le proprie campagne chiedono di ricevere i finanziamenti pubblici, accettando le limitazioni di spesa come inevitabile conseguenza della propria incapacita' di raccogliere fondi sufficienti.

Fino al 1996, tutti i candidati avevano accettato i contributi federali e le conseguenti limitazioni di spesa, perlomeno durante le primarie. Il primo che decise di correre da solo fu, in quell'anno, il milionario repubblicano Steve Forbes. Da allora, sempre piu' frequentemente, i politici statunitensi non fanno uso di finanziamenti pubblici in quanto riescono a raccogliere incredibili somme di danaro dai propri sostenitori personali.

Cosi' quest'anno, solo John Edwards fra i democratici e John McCain fra i repubblicani avevano richiesto soldi federali. La campagna di John McCain si era trovata sull'orlo della bancarotta durante la scorsa estate e di conseguenza, nella speranza di resuscitare la propria candidatura, il Senatore dell'Arizona aveva deciso di intraprendere la strada del finanziamento pubblico.

Data l'inaspettata ondata di successi ottenuti da gennaio ad oggi, pero', e ormai conquistata la nomination repubblicana, il 7 febbraio scorso McCain ha scritto una lettera alla Federal Election Commission (FEC) - l'organo governativo che regola il sistema di finanziamento delle campagne elettorali - per comunicare la propria riuncia ai fondi pubblici. Il Senatore dell'Arizona si sarebbe goduto invece i milioni di dollari raccolti privatamente dall'inizio dell'anno.

Ed e' a questo punto che e' sorto il problema; secondo il repubblicano David Mason, Presidente della Commissione, in dicembre 2007 McCain avrebbe ottenuto un prestito bancario fornendo come garanzia la propria partecipazione al finanziamento pubblico (ovvero assicurando la banca di essere in attesa di ricevere i fondi federali, che vengono versati solo a marzo). La regole della FEC proibirebbero in questo caso a McCain di rimangiarsi la scelta fatta e lo obbligherebbero a rimanere all'interno del programma di finanziamento pubblico.

Se questo fosse vero, McCain si troverebbe di fronte ad una situazione strategica delicata. Ad oggi, la sua campagna elettorale ha gia' speso all'incirca 49 milioni di dollari, il che significa che ne rimangono solamente altri 5 da usare da qui alla convention repubblicana di settembre, che determina ufficialmente la fine delle primarie.

Esiste una seconda complicazione. La Federal Election Commission, normalmente composta di 6 membri, non ha in questo momento il quorum necessario a prendere decisioni. I repubblicani e i democratici al Senato, infatti, stanno discutendo senza successo sull'approvazione di quattro nomine fatte dal Presidente Bush. Siccome la Commissione dovrebbe votare in merito alla situazione di John McCain, e siccome questo oggi non e' possibile, la situazione e' bloccata.

Cosa succedera' e' difficile a dirsi; McCain e i suoi avvocati sostengono che non c'e' nulla di irregolare nel prestito ottenuto in dicembre e nella scelta di correre solamente con i propri fondi. D'altro canto, si dovesse piu' avanti decidere che, in effetti, John McCain avrebbe dovuto rispettare i limiti di spesa imposti dal sistema pubblico, e se nel frattempo questi limiti fossero stati superati, allora McCain sarebbe colpevole di un crimine federale.

L'ironia della vicenda, se vogliamo trovarne una, e' che McCain e' uno dei grandi difensori della legge sul finanziamento pubblico. Non solo, sono settimane che attacca Barack Obama a proposito di una simile promessa fatta l'anno scorso dal Senatore dell'Illinois. Obama aveva dichiarato che, nel caso di vittoria della nomination democratica, e nel caso l'avversario repubblicano si fosse reso disponibile alla medesima scelta, avrebbe anche lui accettato di partecipare al finanziamento pubblico per le elezioni generali di settembre, ottobre e novembre. Promessa che Obama pare non aver piu' molta voglia di mantenere, visto che la velocita' con cui pare riuscire a raccogliere donazioni di questi tempi.